Montenegro

Agosto 2019

Si tratta di un viaggio familiare, quando Anita aveva 12 anni e c’era, giustamente, la necessità di mediare tra le esigenze di spensieratezza di una preadolescente e quelle di conoscenza e confronto col mondo dei genitori.

Si parte in auto dal Friuli e, per alleggerire il viaggio sia dal punto di vista dei chilometri sia delle troppe visite culturali, ci fermiamo qualche giorno sul bel mare della Croazia a Podstrana. Si tratta di un tipico paesino della costa dalmata, con il centro di vecchie case in pietra e un mare limpido e pulito. Approvato.

In Montenegro ci fermeremo nella capitale e, successivamente, a Dobrota sulle Bocche di Cattaro.

Arriviamo prima a Podgorica, diventata capitale del Montenegro nel 1945, dopo che durante la seconda guerra mondiale ha patito qualcosa come 70 bombardamenti, che ne hanno distrutto tutti i monumenti più antichi. Su diverse guide turistiche avevo letto “non imperdibile; saltatela pure; niente di speciale” ….ecco: mai dare ascolto alle guide! Sono scritte da qualcuno e ne rappresentano, quindi, gusti ed inclinazioni che non è scontato coincidano con i propri; la miglior cosa da fare quando si viaggia è non lasciarsi influenzare e darsi la possibilità di scoprire. La capitale mi ha colpito in positivo, mi è sembrata una città vivace, piena di giovani con voglia di costruire, accogliente. Di seguito alcuni luoghi da visitare sicuramente:

Sahat Kula: letteralmente significa torre dell’orologio ed è il monumento più antico della capitale, nonché uno dei pochissimi sopravvissuti ai bombardamenti che colpirono Podgorica. Si trova a Stara Varoš, il quartiere in parte sopravvissuto alle devastazioni della seconda guerra mondiale.

Moschea Osmanagić: si trova nello stesso quartiere, risale al diciottesimo secolo e testimonia la presenza ottomana in quest’area dei balcani. E’ stata restaurata nel 1997.

Cattedrale ortodossa: la sua costruzione ha avuto inizio nel 1993 mentre è stata ultimata nel 1999. Nonostante la sua giovane età pare essere la terza cattedrale ortodossa più grande al mondo, dopo quelle di Belgrado e Mosca. L’interno è un tripudio di affreschi su sfondo dorato, non avanza un centimetro che non sia colorato. Una curiosità: sulla semicalotta dell’abside è raffigurato il giudizio universale; nella scena che descrive l’inferno tra i dannati sono riconoscibili i volti di Marx, Engels e del maresciallo Tito, oltre a quelli di altri personaggi politici recenti.

Ma uno dei pezzi forti del viaggio in Montenegro è l’uscita da Podgorica per visitare il Monastero di Ostrog. Situato a circa 40 chilometri dalla capitale, rappresenta la meta di molteplici pellegrinaggi, al punto da costituire il luogo di culto più frequentato del paese. La sua particolarità è il fatto di essere stato ricavato e scolpito direttamente dalla roccia della montagna ed è dedicato a San Basilio di Ostrog, noto per il potere di operare miracoli che si millanta siano accaduti più volte nel corso dei secoli.

Partiamo in una mattinata assolata che si preannuncia rovente, nei giorni precedenti il caldo si era già fatto sentire. Arrivati ai piedi del complesso di Ostrog e lasciata l’auto c’è un buon pezzo di strada in salita da fare a piedi, fortunatamente in ombra tra gli alberi. Non possiamo fare a meno di notare già dalla salita l’atmosfera di religioso pentimento da parte dei fedeli, che lasciano scarpe e calzini abbandonati un po’ ovunque per proseguire il cammino a piedi nudi. Giunti in cima ci rendiamo conto del mare di persone in attesa per entrare al santuario e, soprattutto, del fatto che centinaia di uomini, donne, famiglie intere hanno trascorso la notte all’esterno del monastero (si notano i sacchi a pelo, le coperte e i giacigli di fortuna ancora allestiti). C’è una commemorazione particolare? Una data sacra? O, semplicemente, si tratta di normali quotidiani pellegrinaggi per visitare il santuario? Ci mettiamo ordinatamente in fila, una fila lunghissima ed interminabile sotto il sole che picchia, con donne e bambini piccoli che non protestano: tutti in un silenzio che è penitenza. C’è chi prega, chi ripete litanie, chi si batte il petto, chi bacia icone. E intanto il tempo scorre lentissimo….trascorrono una, due, tre ore. Anita è bravissima ma inizia a dare segni di cedimento: “quanto dobbiamo aspettare ancora?” Me lo chiedo anch’io e mi chiedo quanto deve essere bello il Monastero di Ostrog per meritare tanta pazienza e tanta attesa. Lentamente, lentissimamente la fila si accorcia e ci avviciniamo all’ingresso, indosso anch’io un velo, come tutte le donne presenti e mi preparo ad entrare nell’agognato monastero scavato nella roccia. Entriamo da una piccolissima porta, sempre in fila e sempre a passo lentissimo; c’è una stanzetta microscopica col soffitto basso, scavata ovviamente nella pietra, piena di monaci dalla lunga barba che agitano incensi e mormorano preghiere. L’aria è umida e pesantissima, non si respira. Sono la prima di noi tre e intravedo, finalmente, cosa aspetta da ore la fila interminabile di fedeli: la bara di vetro, aperta, con le reliquie di San Basilio. Il Santo è li, a qualche metro da me, attorniato da monaci anziani con le loro barbe lunghissime, che pregano e scuotono incensi in un crescendo di suoni e aria irrespirabile. I pellegrini che ho davanto hanno qualche secondo per baciare la salma ed esprimere un desiderio, una richiesta che porti al miracolo ed è a questo punto che inizio a ripetermi che non voglio baciare un morto laddove hanno già baciato decine di migliaia di persone e mi volto e con lo sguardo cerco la mia famiglia e dico: SCAPPIAMO!!!!! Ma siamo a Ostrog, il monastero nella roccia, non abbiamo visto nulla, non abbiamo capito niente di questo posto se non che si attende ore ed ore per vivere una manciata di secondi in presenza di San Basilio!!! Per fortuna i miei familiari si fidano e insieme facciamo dietro front e scappiamo, letteralmente, e ripercorriamo la piazza con i giacigli dei pellegrini, corriamo anzi, voliamo, giù dalla collina con i calzini e le scarpe lasciate dai fedeli come pegno sui cespugli e ai piedi degli alberi. Corriamo verso la nostra auto e ci diciamo che è ora di pranzo. Scendendo dal colle del monastero troviamo uno dei tanti luoghi di ristoro da strada in cui si griglia carne a tutte le ore del giorno (siamo nei balcani!); in questa specie di baracca incandescente ordiniamo quanto di più terreno ci possa essere: carne grigliata e birra gelida (dell’acqua per la bambina).

-Nel momento presente in cui scrivo mi scuso con fedeli e vegetariani-

Dopo Podgorica e Ostrog ci dirigiamo verso il mare, alle Boka Kotorska, Bocche di Cattaro, conosciute anche come i fiordi più a sud dell’Europa. In realtà non si tratta propriamente di fiordi, che traggono origine dai ghiacciai, ma di valli fluviali sommerse, un intreccio di insenature che si spingono nell’entroterra per chilometri. Una baia naturale che, nei secoli, ha offerto riparo a imbarcazioni commerciali e non, contribuendo alla crescita di diversi luoghi abitati.

. Noi ci dirigiamo a Dobrota, una cittadina di 8mila abitanti in cui resteremo qualche giorno grazie ad un sito di scambi di casa (Home Exchange-Guest to Guest). Il paese si trova nelle vicinanze di Kotor ed è composto principalmente da case in pietra che si affacciano sul mare; la nostra vacanza montenegrina terminerà così con sole, lunghe nuotate e cene sulla spiaggia.

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