Romania

Agosto 2024

La prima città in cui arriviamo, in auto dal Friuli, è Timisoara. Ed è già una gran tappa. Una città curata, romantica, giovane, piena di parchi ed alberi, con musei che parlano di storia antica e recente e, su tutto, l’aura dei paesi dell’est che hanno vissuto una rivoluzione: si respirano sentimenti che raccontano di orgoglio, dignità e, dall’altro lato della medaglia, sofferenza.

Catedrala Ortodossa Mitropolitană di Timișoara: si trova sulla piazza Victoriei, luogo fondamentale, nonché simbolo, della rivoluzione. Costruita tra il 1936 e il 1941 può ospitare circa 5.000 persone contemporaneamente, così come 5.000 sono i puntoni di legno che la sollevano dalla palude su cui è stata costruita. Lo stile si ispira all'architettura moldava e bizantina. All’interno sono presenti una ricca collezione di icone, una cripta sotterranea e diversi dipinti dell’artista Anastase Demian, che ha continuato a lavorare alla Cattedrale anche dopo la seconda guerra mondiale.

All’altra estremità della Piazza si trova il Palazzo dell’Opera, una struttura di grande impatto visivo con la facciata bianca in stile neobizantino, ma anche importante riferimento storico e culturale per la città. Da uno dei suoi balconi fu proclamata, infatti, la rivoluzione romena -era dicembre 1989- che rese Timisoara prima città libera dal regime comunista di Ceaușescu.

Una mezza giornata va sicuramente dedicata al Museo della Rivoluzione (Memorialul Revolutiei) in cui sono presenti ed esposte diverse foto e documenti che accompagnano nel racconto degli eventi del dicembre 1989. Il primo particolare rilevante all’interno del museo è la presenza di molte bandiere rumene con un buco, ovvero un ritaglio laddove era presente lo stemma del regime comunista. E poi tantissime fotografie, filmati, testimonianze. Il regime puntava a recuperare la cospicua somma di debito estero e, alla fine, ci riesce, ma sulla pelle della popolazione: acqua calda ed elettricità razionate, prodotti agricoli venduti al di fuori della Romania mentre i rumeni non avevano di che mangiare, espropri forzati che avvenivano di notte, con le famiglie letteralmente buttate fuori di casa senza la possibilità di portarsi dietro qualsiasi cosa o oggetto. Attraversare le stanze del Museo leggendo e immaginando la sofferenza della popolazione è un’esperienza molto forte, che commuove e fa provare rabbia al tempo stesso, ma è uno di quei percorsi dovuti, per provare a capire cosa ha significato il regime prima e la rivoluzione poi.

Piazza dell’Unità (Piața Libertății): è la più grande della città e rappresenta il cuore della città vecchia. Vi si affacciano diversi palazzi storici colorati ma anche la Cattedrale Cattolica e la Chiesa Ortodossa Serba, costruite entrambe a metà del 1700. Al centro della piazza, dedicata all'unificazione del Paese nel 1918, si trova la colonna della Trinità, costruita nel 1740 dai sopravvissuti alla pestilenza dell'anno precedente.

Lasciamo Timisoara con la sensazione di aver visitato una città curata, moderna e allo stesso tempo vintage, per dirigerci verso una regione rurale che si trova all’estremo nord del paese, al confine con l’Ucraina: il Maramureș. Raccontare il Maramureş con qualche foto e un po’ di descrizioni è impresa ardua: chiese ortodosse in legno, cimiteri colorati, cicogne sui pali della luce, casette di legno perfettamente rifinite ma con il tetto in eternit, gente seduta ai lati della strada, fuori dalle abitazioni, ad aspettare non si sa cosa, mucche in mezzo alla carreggiata, tanti cani randagi purtroppo. La maggior parte della popolazione è rumena ma sono presenti anche minoranze ucraine, ungheresi e rom. Le principali attività economiche sono costituite da agricoltura, allevamento e sfruttamento di foreste e legname. Negli ultimi anni anche quest’area rurale si è sicuramente attrezzata a livello tecnologico, ma non è raro trovare pastori che accompagnano le mucche al pascolo, contadini che trasportano i loro raccolti su carri trainati dai buoi, covoni di fieno classici in mezzo ai prati -al posto delle anonime rotoballe a cui siamo abituati in Friuli-.

La nostra base d’appoggio è un paesino sconosciuto alla maggioranza delle guide turistiche: Poienile Izei, mille abitanti e tante case in legno ornate da fiori e verde. Dormiremo per un paio di notti in una guest house dalla conduzione spartana e ….non proprio curatissima nei dettagli! Al nostro arrivo la proprietaria Ionela ci prepara una cena semplice ma molto locale: ciorbă con fagioli e panna acida, verdure cotte, carne di maiale, tutto prodotto in casa. Mentre ci prepariamo a dormire per la notte, però, mi accorgo che la nostra stanza non è pulitissima e lo faccio notare a Leo che risponde: “si, ma la cena era buona”, mentre si arrotola soddisfatto in un copriletto che non è proprio fresco di bucato. Ha ragione lui. La colazione lo conferma ancora con formaggi di capra e miele autoctoni, accompagnati da pane preparato in casa. La signora che ci ospita è corpulenta e sorridente, nonostante racconti del figlio neanche 18enne morto qualche anno prima in un incidente stradale. Non c’è tempo per addolorarsi, ci sono altre due figlie piccole da crescere, gli animali, l’orto, gli ospiti della guest house. A ricordare il ragazzo c’è un’enorme foto appesa ad una parete, circondata da fiori e cuori appariscenti.

Partiamo senza grandi aspettative per una passeggiata in paese, ma la scoperta che facciamo è si degna di finire nelle guide turistiche della Romania: la Chiesa lignea di Sf.Paraschiva, che figura nella lista Unesco delle chiese in legno. Costruita nel 1604 al suo interno presenta affreschi risalenti a fine 700 raffiguranti scene del Giudizio Universale con diversi elementi di iconografia tradizionale. Piccolo dettaglio: per visitare la chiesa è necessario contattare il numero di telefono che si trova appeso su un foglio alla porta di ingresso, ma il custode non risponde proprio sempre.

E’ domenica quando ci avviamo verso Barsana, per visitare la locale chiesa ortodossa. Già nei giorni precedenti avevamo notato che lungo le strade che tagliano in due i diversi paesi, le classiche vie che rappresentano poi il paese stesso, fuori da ogni abitazione è presente una panchina. E su queste panchine, a tutte le ore del giorno e della sera, c'è sempre seduto qualcuno, tendenzialmente di una certa età. Ecco, scopriamo che la domenica questa usanza è ancora più marcata e le diverse persone sono vestite a festa, soprattutto le donne con gonna a pieghe e camicetta bianca ricamata. Veniamo a sapere che la domenica qui è sacra, per nessun motivo si lavora e questo vale anche per le donne casalinghe, che non hanno faccende di casa da sbrigare e hanno già preparato pranzo e cena nei giorni precedenti. Ma cosa fanno tutte queste pesone ai lati delle strade sedute sulle loro panchine fuori casa? Niente. O forse si riposano. O guardano chi passa. O attendono semplicemente che la domenica trascorra senza lavorare. Abituati come siamo a sfruttare qualsiasi minuto per produrre o fare qualcosa questo ozio risulta strano e difficile da comprendere, ma di sicuro ci fa sorridere e pensare che, forse, tutte queste persone in pausa hanno perfettamente ragione.

Arriviamo quindi a Barsana dove ci attende un altro monastero ligneo del Maramureș, che si trova all’interno di un complesso monastico femminile edificato originariamente nel 1720. Il tetto della struttura principale è a doppia falda, in stile pagoda, con l’interno di soffitti a volta e affreschi. Molto suggestivo è il curato giardino con vialetti, fontane e tantissimi fiori.

Il viaggio prosegue poi fino a Sighetu Marmației, cittadina al confine con l’Ucraina, sede di un Memoriale vittime del comunismo e della resistenza che ovviamente visitiamo. Si tratta di una struttura ricavata da un’ex prigione politica attiva negli anni 50, in cui furono segregati oppositori del regime, intellettuali, religiosi. Già questo dettaglio rende la visita claustrofobica con reale immedesimazione, anche se gli interni sono accompagnati da pannelli informativi a mio parere un po’ troppo descrittivi. All’esterno del memoriale si trovano 18 statue in bronzo che rappresentano altrettanti progionieri: l’opera si chiama "Il cortile dei sacrificati" (Cortegiul Sacrificaților). I 18 uomini vanno verso un muro che li rinchiude, così come il comunismo aveva rinchiuso le vite di milioni di uomini.

Dopo la visita al Memoriale capiamo che per mettere piede in Ucraina è sufficiente passare un ponte in legno sul fiume Tibisco, fatto saltare nel 1944 e ricostruito e riaperto nel 2007. Le auto in fila sono parecchie, quando è il nostro turno esibiamo i passaporti e la carta di circolazione; dopo qualche minuto il funzionario, peraltro gentilmente, ci comunica che l’assicurazione dell’auto è scaduta il giorno precedente e che, da regolamento, lo stato rumeno dovrebbe sequestrarci il mezzo e rispedirci in Italia. Non sappiamo se sia realmente così ma, fatte un paio di telefonate all’agenzia assicurativa, saniamo la nostra mancanza nel giro di qualche minuto e ci viene permesso di parcheggiare l’auto in territorio rumeno. Nel frattempo non vogliamo rinunciare all’espatrio ucraino e, una volta passato il ponte a piedi, ci mettiamo diligentemente in fila. In un momento in cui l’Ucraina fa i conti con una guerra costosa in termini di vite umane e distruzione potrebbe sembrare voyeurismo turistico, ma è soltanto desiderio di passare con rispetto un confine che non conosciamo e scoprire se sarà sufficiente a comprendere qualcosa di questo paese. L’attesa è lunga ma le persone in fila aspettano pazientemente sotto il sole: si tratta soprattutto di donne ucraine con evidenti borse di spesa fatta in qualche discount rumeno.

Dall’altra parte ci attende Solotvyno, in ucraino Солотвино, un piccolo centro che ci appare subito mezzo disabitato. Troviamo un piccolo locale in cui per due euro e cinquanta prendiamo un caffè e una birrona da mezzo, con solo altri due avventori che pure bevono birra e discutono stancamente. Sul bancone deserto alcuni piatti con del cibo fritto dall’aspetto asciutto e sconsolato quasi quanto l’espressione della signora seduta li dietro, e quanto il giro di mosche che provano ad assaggiarlo. La nostra breve visita in questo paese deserto e silenzioso si conclude in una merceria -serviti da una giovane ragazza malinconica- in cui credo di acquistare una tovaglietta che si rivela, invece, essere uno di quei fazzoletti neri usato dalle donne come copricapo per recarsi in chiesa.

Le nostre giornate in Maramureș si chiudono a Sapanta, il paese del Cimitero allegro. Le tombe, prevalentemente croci in legno, sono tutte colorate di azzurro e accompagnate da disegni che raffigurano prevalentemente l’attività lavorativa del defunto. Il risultato è veramente allegro, nel senso che ad essere celebrata è la vita, attraverso i disegni di donne intente a cucire o cucinare e di uomini che di professione erano fabbro, muratore, contadino.

La parte più pittoresca e vera della settimana rumena volge al termine, resta qualche giorno per visitare alcune tra le città più famose e turistiche: Brasov e Sibiu.

Brasov: si trova nel cuore della Transilvania ed è la città più importante a livello storico e culturale. E’ stata fondata tra il dodicesimo e tredicesimo secolo dai sassoni (coloni tedeschi) che per secoli hanno impedito alla popolazione rumena di vivere all’interno delle mura. Per questo motivo i rumeni si sono costruiti all’esterno il quartiere Şchei.

Si può iniziare a visitarla partendo dal bel centro medievale, Piața Sfatului, attorniata da palazzi colorati, chiese e locali.

Chiesa Nera (Biserica Neagră): edificata nel 300, prende questo nome dopo il grave incendio del 1689 che ne annerisce, appunto, le pareti. Inizialmente dedicata al culto cattolico attualmente accoglie fedeli di culto evangelico. E’ uno dei più grandi edifici in stile gotico presenti nel sud est europeo, una curiosità: all’interno presenta una collezione di tappeti orientali.

Porta di Caterina e Porta Şchei: sono le uniche due porte medievali conservate fino ad oggi. Porta Schei segna il passaggio tra la parte sassone della città e il quartiere rumeno.

2 pensieri riguardo “Romania”

  1. Avatar di Marius Marius ha detto:

    Che bel viaggio avete fatto! La Romania è proprio bella come l’hai descritta!☺️ forse ne hai vista più tu di me.

    1. Avatar di mojra.b mojra.b ha detto:

      grazie Marius! E adesso devo visitare la parte più ad est, tipo Iași <3

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